Scarpe da corsa: quali scegliere?

In questo articolo (Gli infortuni nella corsa: come evitarli? ) vi abbiamo parlato degli infortuni della corsa, dicendo che anche la scarpa da corsa riveste un ruolo importante. Oggi il mercato della scarpa offre numerosissimi modelli, talvolta molto diversi tra loro. Scarpe ammortizzate, sostegni per il tallone, fibre di carbonio che promettono miracoli, dispositivi anti-pronazione e tante altre tecnologie che dovrebbero perseguire 2 obiettivi: correre meglio senza farsi male. Ma è davvero così? Le statistiche ci rivelano che durante l’anno un runner su due subisce un infortunio. Sicuramente non una buona media!

Le scarpe rappresentano un fattore estrinseco che quando associato a fattori intrinseci (errore nell’allenamento, modifiche repentine dei volumi ecc.) può condizionare negativamente lo stato di salute del runner.  Ma andiamo dritto al sodo: non esiste “la scarpa perfetta” per tutti. Conoscerne però le caratteristiche è il primo passo per scegliere le scarpe da corsa uomo o la scarpa da corsa donna più giuste per noi. Purtroppo, oggi la tendenza è quella di immettere nel mercato scarpe sempre più “tecnologiche” e protettive che tendono a proteggere il piede. La scienza però ha dimostrato come tutta questa tecnologia spesso non garantisce nessuna protezione aggiuntiva alle nostre strutture, addirittura talvolta accade proprio il contrario.

Nel 2015 oltre 40 esperti provenienti da tutto il mondo si sono riuniti per classificare oggettivamente le scarpe da corsa distinguendo scarpe minimaliste da scarpe massimaliste. Per minimaliste intendiamo quelle scarpe che influiscono minimamente sui movimenti naturali del piede, hanno un peso leggero, un drop basso (differenza tra parte posteriore e anteriore della scarpa) e assenza di tecnologie stabilizzanti. L’opposto è invece rappresentato da scarpe massimaliste.

Per classificare ogni singola scarpa vanno valutati i seguenti aspetti effettuando un calcolo dell’indice minimalista:

  • Peso
  • Flessibilità longitudinale e torsionale
  • Drop (differenza dello spessore tra tallone e avampiede)
  • Numero di tecnologie adottate
  • Spessore della scarpa al tallone

Ogni caratteristica darà un punteggio e alla fine avremo un valore che indica quanto è minimalista la tua scarpa.

Allora quali caratteristiche deve avere la tua scarpa? DIPENDE!

Diversi studi clinici su gran numero di corridori hanno dimostrato come la biomeccanica della corsa è influenzata dalla tipologia della scarpa; in particolare più è massimalista la scarpa più l’appoggio si sposta sul tallone e si riduce la cadenza. Questo porta ad un incremento dei carichi su ginocchio anca e schiena. Una scarpa massimalista tende quindi a ridurre i meccanismi fisiologici di ammortizzazione degli impatti. Molto spesso basta provare a piedi nudi per rendersi conto di come la nostra strategia di appoggio e la nostra biomeccanica varia. Proprio per questo motivo, all’interno del nostro studio valutiamo sempre le scarpe in presenza di infortuni correlati alla corsa e dopo una specifica valutazione sul soggetto scegliamo insieme la strada più giusta.

Quindi riassumendo:

  1. La scarpa più tecnologica non garantisce un miglior stato di salute.
  2. La prevenzione degli infortuni non passa attraverso l’ultimo modello di scarpa con fibra di carbonio.
  3. Il miglioramento della performance sbandierato da alcune case produttrici non è stato assolutamente dimostrato.
  4. Le tecnologie di controllo del movimento…non controllano/modificano proprio nulla.

Quest’ultimo aspetto merita un approfondimento: prendiamo ad esempio il dispositivo anti-pronazione delle scarpe o i plantari, suggeriti troppo spesso ai runner che tendono a pronare il piede durante la corsa. Questi sistemi tecnologici integrati nella suola avrebbero l’obbiettivo di ridurre gli infortuni. In realtà diversi studi hanno dimostrato come la pronazione non rappresenti un problema nè durante la performance ma neanche a lungo termine. Ricordiamoci infatti che, quando le modifiche strutturali del piede non avvengono in maniera improvvisa (traumi, incidenti) non rappresentano un limite fisico ma una caratteristica peculiare di ogni soggetto. Il corpo ha enormi capacità adattative: il segreto è esporlo gradualmente rispettando le tempistiche fisiologiche di adattamento alla corsa.