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“TEXT NECK”: smartphone e dolore al collo. E’ davvero così grave?

3 minuti di lettura

Utilizzare un cellulare: lo facciamo tutti, tutti i giorni.
Se avete l’esigenza di controllare il vostro, il gesto più automatico è quello di portare lo smartphone alla mano ed abbassare il collo in avanti per una lettura più facile e immediata. Lo facciamo tutti, specialmente i più giovani. Questa abitudine può far storcere il naso a qualche clinico.
Se vi chiedessero di associare questa abitudine ad un problema, molto probabilmente lo colleghereste al dolore al collo.
Ma è davvero così? La risposta non è poi così scontata, considerando che ci viene detto molto spesso di tenere la testa eretta, ed in generale la schiena, in qualunque contesto e situazione.
Il dolore al collo è la quarta causa di disabilità mondiale e la sua prevalenza è cresciuta considerevolmente nell’ultima decade fino a raggiungere quella del mal di schiena.
È stato ipotizzato che un aumento della flessione del collo nell’atto di utilizzare gli attuali cellulari o dispositivi elettronici in generale possa essere correlato ad esso, e che inoltre un mantenimento del capo in flessione potrebbe aumentare il carico a cui legamenti, articolazioni e muscoli cervicali sono sottoposti aumentando così di molto la richiesta funzionale di queste strutture. Questo fenomeno è talmente dibattuto da essersi meritato un nome tutto suo: il “text neck”.

Facciamo un passo indietro

Il dolore al ha cause multifattoriali, non ancora molto chiare ed ampiamente dibattute. Sono state avanzate delle ipotesi per spiegare l’aumento della sua prevalenza negli ultimi anni. La più famosa tra queste, che è anche condivisa da una ampia fetta di personale sanitario e medico, enfatizza il maggiore uso della tecnologia, ed in particolar modo dei cellulari. Ponendo la situazione su un piano prettamente biomeccanico, la più classica postura assunta mentre si è intenti ad utilizzare gli smartphone, cioè con collo piegato, sembra avere la colpa più grande. Secondo questa teoria, svolgere delle attività tenendo questa postura potrebbe creare danni nel lungo termine anche ai dischi intervertebrali.
Fino ad oggi ci sono stati degli studi che hanno in qualche modo espresso un pensiero generale riguardo i possibili rischi senza andare mai troppo nello specifico. Gli studi si sono limitati a riportare questi come possibili fattori di rischio: stress, sonno, lavoro svolto, attività fisica scarsa o assente e flessione del capo.
Su quest’ultimo riportato è stata avanzata l’ipotesi sopra descritta.
Nel 2017 uscì un articolo su “The Spine Journal” in cui si affermava con particolare sicurezza (ma senza delle prove tangibili) che fosse questa abitudine di tenere il capo flesso durante l’uso di dispositivi elettronici la causa di tale problema, ipotizzando ulteriori danni a lungo termine e sottolineando il rischio di sviluppare delle ernie cervicali dato il carico maggiore sui dischi intervertebrali.

Questa ipotesi però non è, giustamente, condivisa da tutti nell’ambito clinico

Sono in molti a rigettare questa ipotesi perché fondata su CREDENZE e non, EVIDENZE ritenendo che essa sia frutto di una cattiva interpretazione degli studi presenti e di conclusioni azzardate in assenza di ulteriori prove.
Inoltre, a sostengo di ciò, sono stati pubblicati in questi anni degli studi di più alta qualità che NEGANO la correlazione tra la postura assunta ed il dolore al collo.
In merito all’articolo pubblicato nel 2017 di cui sopra, l’anno seguente venne pubblicato sempre nella stessa rivista un commento in risposta che si concentrava su alcune delle falle di tale ipotesi:
Le proprietà elastiche dei dischi intervertebrali possono sopportare, prima di arrivare al loro limite, un carico meccanico fino a 254kg in media. Pertanto, è implausibile un rischio di formazione di ernie con il solo mantenimento del capo in avanti.
Diversi studi hanno inoltre messo in risalto che il rischio di degenerazione dei dischi intervertebrali dipenda dalla genetica e dall’età, e che comunque si tratta di una problematica molto comune e asintomatica nella maggior parte degli individui.
Oltre ad altri punti deboli di questa ipotesi, gli stessi autori rimarcano la cattiva interpretazione degli studi e la presenza di conclusioni implausibili, ignorando studi che invece NEGANO LA CORRELAZIONE TRA DOLORE AL COLLO E USO DELLO SMARTPHONE.
…Questo non vi sarà servito a far passare il mal di collo, ma vi farà stare più tranquilli quando mandate messaggi con il vostro cellulare!

Come affrontare il dolore al collo

Il nostro collo è una struttura stabile, forte, che resiste agli stress quotidiani e che si adatta agli stimoli esterni. Nel caso del più comune dolore muscolo-tensivo, possono manifestarsi dei dolori se quando il collo è sottoposto a sforzi a cui non siamo più abituati. È proprio in questa situazione che il fisioterapista ci viene in aiuto impostando un lavoro di rinforzo progressivo associato a delle sedute di terapia manuale a supporto del trattamento affinché il nostro collo possa sopportare meglio le attività quotidiane.

Se soffri di dolori al collo, chiedici pure un consulto!

Ref:

1. Correia I et al. Association between text neck and neck pain in adults, Spine. 2020

2. Meziat-Filho N et al. Comment on – “Text neck”: an epidemic of the modern era of cell phones?, The Spine Journal NA. 2018

3. Cuellar J M, Lanmann T H “Text neck”: an epidemic of the modern era of cell phones?, The Spine Journal NA. 2017

4.  Damasceno G M et al. Text neck and neck pain in 18-21-year-old young adults, European Spine Journal. 2018

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