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Le tendinopatie/tendiniti: facciamo chiarezza!

Sarà capitato a tutti, sportivi e non, di fare un’ecografia e leggere nel referto il termine “tendinosi, tendinite o tendinopatia”. Se così fosse, non allarmarti e continua a leggere il blog, troverai informazioni utili e magari qualche risposta alle tue domande…e se non bastasse, contattaci per qualsiasi dubbio o approfondimento!

Il tendine è quella struttura anatomica che collega il muscolo all’osso e, quando in salute, funge da trasmettitore della forza espressa dal muscolo sull’osso, consentendo un normale movimento libero da dolori e rigidità. Diversi sono i fattori che possono portare ad una sofferenza dei tendini; tra questi ricordiamo sovraccarichi, caratteristiche fisiche predisponenti, patologia sistemiche ed uso di alcuni tipi di antibiotici o farmaci (come le statine). 

Viste le diverse cause, si comprende come è possibile riscontrare una tendinopatia (tendino =tendine patia=sofferenza) sia in soggetti sportivi che in soggetti non sportivi. Prendiamo infatti l’esempio delle più comuni… il “gomito del tennista” (epicondilite), il “ginocchio del saltatore” (tendinopatia rotulea), le tendinopatie della cuffia dei rotatori (spalla) e la tendinopatia Achillea molto spesso non colpiscono solo gli atleti ma anche persone che non praticano sport specifici.

Qual è la differenza tra tendinite, tendinosi e tendinopatia?

Tecnicamente parliamo della stessa situazione patologica. Infatti tendinite e tendinosi sono termini ormai in disuso nell’attuale diagnosi medica, in quanto clinicamente errati. Il termine tendinite infatti, sebbene usato in passato, è oggi caduto in disuso grazie alle scoperte e alle evidenze crescenti sulla patologia tendinea. 

Il suffisso -ite indicherebbe una patologia prevalentemente infiammatoria dove il riposo, il ghiaccio e le terapie anti-infiammatorie strumentali e farmacologiche (FANS) dovrebbero essere utili alla risoluzione del problema. Non avendo queste terapie un riscontro clinico nel quotidiano, già da diversi anni si adotta il termine “tendinopatia” proprio per non cadere nell’errore di pensare di dover risolvere un’infiammazione!

E’ più corretto parlare infatti di sofferenza tendinea piuttosto che di infiammazione.

Come gestire allora le tendinopatie?

Fatta quindi la doverosa premessa sul significato di tendinopatia, vediamo qual è il trattamento elettivo.

La risposta è semplice perché avvalorata dalla comunità scientifica grazie a ricerche ormai consolidate e risultati tangibili : “l’esercizio terapeutico in carico progressivo è il gold standard”………cioè?

Mi spiego meglio: il miglior trattamento passa anzitutto da una corretta anamnesi del paziente, valutando quali fattori di rischio possono aver inciso nell’esordio del problema. Successivamente si deciderà la strada da intraprendere, ma volendo citare Jill Cook (una tra le più esperte ed autorevoli voci mondiali sulle tendinopatie) ecco prima cosa NON FARE se vuoi ottenere un recupero completo, senza ricadute:

  1. RIPOSO ASSOLUTO
    Il riposo forzato e l’interruzione assoluta dell’attività sportiva non migliora la struttura tendinea. Anche se migliorerà il sintomo, quando questa sarà sottoposta nuovamente ai movimenti o ai gesti sportivi si ripresenterà la stessa sintomatologia.
  1. TRATTAMENTI PASSIVI
    Il trattamento esclusivamente passivo o strumentale e farmacologico non modifica la struttura tendinea e può dare, solo benefici transitori che si perdono riprendendo a pieno le attività rischiando un aggravamento del quadro clinico.
  1. INFILTRAZIONI
    Il trattamento infiltrativo, se non accompagnato da un programma di carico progressivo limita al breve termine i benefici.
  1. IGNORARE IL DOLORE
    Il dolore è un indice e uno strumento utile per migliorare il dosaggio degli esercizi durante il programma riabilitativo.
  1. FARE STRETCHING
    Lo stretching aumenta le forze compressive sulle unità strutturali del tendine peggiorando la sintomatologia.
  1. AVER PAURA DI MUOVERSI
  2. Il dolore percepito non è direttamente correlato alla qualità/resistenza del tendine e quindi al grado di degenerazione tissutale, rivolgiti ad un professionista specializzato per capire rischi e benefici di ogni attività.
  1. CERCARE SCORCIATOIE: CARO PAZIENTE, SII PAZIENTE!
    Per evitare recidive il programma riabilitativo ha una durata ben precisa. Cercare di accorciare i tempi, o non caricare il tendine con costanza espone a delle recidive.

………ed ecco invece COSA FARE

  1. Eseguire esercizi, con particolare attenzione al tipo di movimento, al tipo di contrazione muscolare, alla dose di lavoro settimanale, al numero di ripetizioni e…. insomma tante attenzioni, ma il movimento e gli esercizi attivi sono la migliore strada da seguire se vuoi risolvere in maniera definitiva il problema.
  2. In caso di sovraccarico la soluzione è modificare ma non eliminare il movimento. Infatti questa strategia permette di ridurre il dolore a breve termine ma evitare un decondizionamento del tendine e una eccessiva perdita di funzionalità. Più stai fermo, più sarà difficile muoverti.
  3. Avere una programma di terapia personalizzata e specifica: l’esercizio e il movimento devono essere individualizzati, e cuciti sulle capacità di ogni individuo. Uno sportivo e una casalinga non possono ricevere lo stesso trattamento, in quanto dovranno abituare il tendine a sforzi e movimenti differenti.
  4. Seguire le indicazioni di un fisioterapista esperto nel trattamento delle tendinopatie: in caso di dolori ricorrenti ma che durano da più anni il percorso può essere lungo, ma se vuoi risolverlo veramente devi rispettare le indicazioni!

Ogni paziente ha una storia a se stante ed ogni storia è unica, ma noi siamo qui per dare le risposte più adatte e specifiche al tuo problema quindi….

Se vuoi dei consigli, dei chiarimenti o prenotare un consulto non esitare a contattarci!

FONTI:

K M Khan et al,  Time to abandon the “tendinitis” myth, BMJ, 2002

J L Cook, 10 things not to do if you have lower limb tendon pain, BJSM, 2016

P Malliaras 9 tendinopathy truths that you MUST know, 2016